giovedì 8 settembre 2011

QUELLO CHE SIAMO: SCHIAVI E SUDDITI


L'uomo occidentale è uno schiavo. Ma non di Silvio Berlusconi, Nicolas Sarkozy, Angela Merkel, David Cameron, Hu Jintao o di Barack Obama. L'uomo occidentale è schiavo del peggior tipo di regime autoritario che sia mai esistito. Che non è il nazismo, non è il fascismo e non è nemmeno il comunismo. Ma è la dittatura del mercato. L'unica legge che conta è che “Bisogna stimolare i consumi per aumentare la produzione”. La più grande balla mai detta nella storia dell'uomo. L'economia viene messa al centro del sistema. La crescita economica, questa è diventata la cosa più importante, lo scopo di ogni cosa. E dov'è l'uomo in tutto questo? Una volta, in quella società pre-industriale schifata da tutti, si parlava di “economia umanizzata” cioè a forma di uomo. Oggi invece si parla di “umanità meccanizzata”. Ma crescere per cosa? Perché? Se non c'è una domanda sufficiente , perché si continua a produrre? Il lavoro è diventato un valore fondamentale. Una volta non era così. Nella società pre-industriale, quando il problema della disoccupazione non esisteva(un contadino da chi poteva essere licenziato? Dal campo da coltivare? E l'artigiano da chi? Dalla terracotta da lavorare?) si lavorava quel tanto che bastava per poter vivere, il resto era vita. L'uomo in tutto questo è diventato, appunto, un essere meccanizzato. Come scrive Massimo Fini ne “La ragione aveva torto?” l'uomo lavora sorvegliando macchine e da esse si fa dettare i ritmi. In più questo lavoro alienante fa accumulare stress, angoscia e depressione nell'uomo( In Europa i suicidi sono passati da 2,6 per 100mila abitanti del 1650, epoca preindustriale, ai 6,9 del 1850 per arrivare oggi al 20 per 100mila abitanti. Decuplicati. Negli Stati Uniti 592 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci. In Italia il consumo di farmaci antidepressivi e' salito del 310% dal 2000 al 2008. Nel solo anno 2008 in Italia sono morte 502 persone a causa della droga). L'uomo ha senso solo se consuma e produce. Ma la crescita non è sempre un bene. Ad Auschwitz, Birkenau e tutti i campi di concentramento c'è stata in quel periodo una crescita economica incredibile. Non si era mai prodotto tanto e a costi cossi bassi. Ma era vero progresso? Ne valeva la pena? Se non si era più in grado di consumare, la fine era il forno crematorio. Ancora non siamo arrivati a quel livello, ma chi non è più in grado di consumare e produrre viene messo da parte perché non è più utile, non ha più senso. Prova ne è il fatto che gli anziani, che una volta avevano molta importanza in quanto saggi che insegnavano ai giovani con meno esperienza, oggi sono considerati inutili. Per un motivo molto semplice: non può più lavorare. Non può più “consumare per stimolare la produzione”. E non può neanche insegnare ai giovani, perché le tecnologie sono in continuo rinnovamento e un giovane le impara molto più facilmente e rapidamente. E allora si manda il nonno nella casa di riposo, a morire senza disturbare. Ci viene detto che tutto questo è per un futuro migliore, che è vicino ad essere realizzato. Ma quel futuro, è oggi. Un mondo governato dalla spietata competizione non solo fra Stati, ma fra le singole persone. La ricerca del benessere ci ha tolto per sempre la fiducia l'uno nell'altro. Valori come l'amicizia e la lealtà non rientrano in questo sistema. Anzi, sono avversarie della crescita. E non possiamo neanche fare niente per cambiare questo sistema. Perché la democrazia è considerato un valore supremo. Ma la democrazia non è un valore. La democrazia è un insieme di meccanismi, niente di più. È una specie di involucro che ricopre il sistema, che però con la democrazia in sé non ha niente a che fare. Soprattutto la democrazia rappresentativa, che è un vero e proprio ossimoro. La democrazia rappresentativa è il sistema meno democratico che si potesse inventare. La democrazia vera è esistita nell'antica Grecia, quando in ogni città si riunivano tutti i cittadini della polis e si prendevano le decisioni riguardati il proprio territorio. Tutti contavano uno. Non c'era quello che parlava per gli altri, il rappresentante. E i greci non avevano bisogno di chiamarla democrazia, era semplicemente il metodo per vivere che ritenevano, giustamente, migliore. La democrazia è esistita quando ancora non chiamava democrazia. Ma la democrazia è attuabile nelle piccole patrie. Come, appunto, le polis. Non certo negli Stati. Tant'è che quando Rousseau teorizzò la democrazia diretta, faceva riferimento alla piccola Ginevra, non certo a grandi stati come l'Italia,la Francia etc. La democrazia rappresentativa invece è la morte della democrazia. Eleggere delle persone a cui si delega il nostro potere. I partiti. Delle vere e proprie associazioni a delinquere. Qualcuno mi deve spiegare la differenza fra un clan mafioso e un partito. Il clan mafioso lotta con gli altri clan per il potere, si spartisce il sottopotere e procura dei privilegi ai propri uomini. Cosa fanno i partiti? Lotta con gli altri partiti per il potere, si spartisce il sottopotere e procura dei privilegi ai propri iscritti. Si creano, di fatto, cittadini di serie A e cittadini di serie B. E quelli di serie A fanno i propri comodi, fregandosene di quelli di serie B che per cambiare le cose non possono fare niente. La democrazia rappresentativa non prevede cittadini, ma sudditi. Siamo sudditi della democrazia e schiavi del sistema di produzione. Ci siamo costruiti proprio un bel mondo.

Giacomo Cangi

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