domenica 11 settembre 2011

10 anni di bugie


Che lo si voglia o no, oggi, 11 settembre 2011, non è un giorno come un altro. Oggi si commemorano giustamente le 2993 persone rimaste uccise e i 24 dispersi rimaste vittime nell'attentato che sconvolse tutto il mondo. E se oggi si facesse solo questo, non ci sarebbe nulla da dire se non rimanere in silenzio e pensare alle famiglie delle vittime. Ma non sarà solo così. Già da un po' sono cominciati discorsi pomposi e del tutto fasulli sulle guerre post-11 settembre, in particolare la guerra in Afghanistan. Il 10 settembre Giorgio Napolitano ha detto che non desta meraviglia che la guerra in Afghanistan duri da dieci anni perché "dall'altra parte c'è un nemico che si prepara nell'ombra". La cosa importante "è aver individuato una via d'uscita per quel paese e una via d'uscita anche per quanti hanno inviato lì le loro truppe''. Peccato che il nemico che si prepara nell'ombra non sia neanche un vero nemico. Non c'era un solo afgano nei commandos che attaccarono le Torri Gemelle e il Pentagono. Non c'era un afgano neanche nelle presunte cellule di Al Quaeda scoperte dopo gli attentati. C'erano arabi sauditi, giordani, egiziani, marocchini, tunisini, algerini, yemeniti, inglesi, tedeschi e belgi di origine araba. Ma afgani no. Anzi, l'11 settembre, mentre molti paesi arabi facevano festa, arrivò un attestato di solidarietà e di cordoglio da parte del governo talebano che guida l'Afghanistan. Diceva:”Noi condanniamo fortemente i fatti che sono avvenuti negli Stati Uniti al World Trade Center a al Penatagono. Condividiamo il dolore di tutti coloro che hanno perso i loro familiari e i loro cari in questi incidenti. Tutti i responsabili devono essere assicurati alla giustizia. Noi vogliamo che siano puniti e ci auguriamo che l'America sia paziente e prudente nelle sue azioni”. Molti non se lo immaginano neanche, ma nel 2000 il Mullah Omar, a capo del movimento talebano che governa il paese, vieta la produzione dell'oppio perché il Corano vieta chiaramente sia la produzione che la consumazione di sostanze stupefacenti. E per il Mullah Omar il Corano è una cosa seria. Così i talebani riuscirono nella straordinaria impresa di far crollare la produzione di oppio in Afganistan pressoché allo zero percento. Oggi, dopo 10 anni di governo americano, l'Afghanistan produce il 93% dell'oppio mondiale. Ma i talebani agli Stati Uniti non andavano a genio, per un motivo molto semplice. Nel 1997 il Mullah Omar decide di affidare la costruzione del gasdotto che va dal Turkmenistan al Pakistan attraverso l'Afghanistan, alla Bridas argentina diretta dall'italiano Carlo Bulgheroni, invece che alla multinazionale americana Unocal, che ha al suo interno Dick Cheney, Condoleezza Rice e altri personaggi che poi faranno parte del governo Bush.
Perfino il Il Papa ha scritto che loda il popolo americano ''per il coraggio e la generosità che ha dimostrato nelle operazioni di soccorso e per la sua prontezza nell'andare avanti con speranza e fiducia''. Per quello che riguarda il coraggio e la generosità nelle operazioni di soccorso ha assolutamente ragione. Come è stato detto diverse volte, i pompieri e tutti civili che volontariamente si misero a scavare per recuperare i feriti, a costo anche della loro vita, sono dei veri eroi. Ma per quel che riguarda la prontezza nell'andare avanti con speranza e fiducia, non si capisce veramente a cosa si riferisca. In Iraq i morti civili a causa della guerra sono fra i 102417 e i 111938. In Afghanistan invece 60 mila secondo le stime più ottimistiche. Nella prigione di Abu Graib, durante la guerra in Iraq, è stata scoperta la singolare pratica dei soldati americani di denudare il prigioniero davanti ad altri militari e di deriderlo mente un altro soldato scatta fotografie o fa dei filmati. I talebani, considerati di una cultura inferiore, queste cose non le fanno. Non abbiamo mai visto, infatti, video o foto con i prigionieri denudati ed umiliati. Nella loro logica il prigioniero può anche essere ucciso, ma se è straniero viene considerato quasi come un ospite, e per tanto non può essere torturato o umiliato in nessuna maniera. Céline Cordelier, cooperatrice dell’Ong Terre d’enfance, catturata nell’aprile del 2007 e liberata 25 giorni dopo disse “Non dimenticherò mai che mi hanno nutrita e trattata con rispetto”. Inoltre il kamikaze non ha nulla a che fare con la cultura talebana. Sono stati costretti a questa pratica perché gli americani non hanno nemmeno la decenza di combattere alla pari. Mentre i talebani combattono con armi rudimentali, gli americani attaccano con Dardo o Predator a centinaia di chilometri d'altezza. Di conseguenza l'unico modo per difendersi è il kamikaze, purché, secondo disposizioni del Mullah Omar, mirati esclusivamente a obiettivi militari e politici, non civili. Difendersi da un'invasione che nemmeno l'Afghanistan ha mai avuto nella sua storia. Eppure gli afgani hanno sopportato persino i sovietici, che poi riuscirono a cacciare. Ma l'invasione americana è sicuramente peggiore di quella sovietica. I sovietici hanno fatto una grande distruzione materiale del paese. L'occidente oltre a questo ci ha aggiunto anche la distruzione dell'economia, della società, della mentalità, dei valori e delle tradizioni. Ashraf Ghani, un medico afghano che ha svolto il dottorato alla Columbia University e che è stato, fra le altre cose, funzionario della Banca Mondiale, ha detto “Nel 2001 eravamo poveri ma avevamo la nostra moralità. I miliardi di dollari che hanno inondato il paese ci hanno tolto l'integrità, la fiducia l'uno nell'altro”. Tanto per fare un esempio, con l'arrivo degli americani, in Afghanistan sono comparsi i primi bordelli, seppur mascherati da ristoranti cinesi.
Per concludere, quello che è successo 10 anni è terribile, ma non giustifica in alcun modo la distruzione di un paese considerato inferiore dalla parte della “cultura superiore” che in quel paese ci ha (ri)portato la droga, la corruzione, la criminalità e i bordelli, oltre le centinaia di morti.

Giacomo Cangi

P.S. Molti dati utilizzati in questo post li ho presi dal libro “Il Mullah Omar” di Massimo Fini(Marsilio 2011). Consiglio a tutti la lettura di questo libro che, come tutti quelli del suo autore, sfata molti luoghi comuni e rivela verità che mai ti aspetteresti.



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