di Roberto Caroll
Con l’era Berlusconi (ormai e doveroso definirla così) la tattica non è precisamente la stessa di 1984 ma è comunque finalizzata allo stesso scopo: far si che si perda la memoria.
La strategia adottata è molto meno violenta, più adatta all’infantilismo del personaggio ed anche alla nostra cultura: io la definirei la strategia Pinocchio.
Chi non ha ancora in mente la capacità del Premier di dire una cosa e smentirla un istante dopo?
Vogliamo cercare gli esempi? Bene chi ha voglia di farlo si getti in un archivio e non troverà difficoltà a fornire un lungo elenco, sempre che il Grande Fratello non intervenga sul sistema.
Dire menzogne è una capacità, non c’è dubbio. Imbonitori, commercianti, alunni, mariti o mogli insomma chi per paura o chi per opportunismo l’uso della menzogna è un atto dialettico che sembra farla da padrone nel mirare alla nostra attuale coscienza collettiva.
Come un certosino spulcia carte tribunalizie che mi scoraggiano solo a guardarle, le riordina togliendogli il velo di nebbia che avvolge la comune comprensione e lascia almeno ai posteri una valida documentazione dell’allegro clima caotico che investe questo nostro nuovo millennio. Perché il soggetto in questione, chiamiamolo il cercatore, finalizza il suo lavoro alla pubblicazione di articoli giornalistici e libri. Un casino confutarlo quando lo si vede all’opera sui media.
C’è un uso di memoria buona. Gliela invidio perché la mia…vacilla.
Soprattutto vacilla non verso Berlusconi che ne inventa una al giorno per far sì ch’io non ignori la sua esistenza. Vacilla verso certi signori grigi che propugnavano l’uguaglianza quasi assoluta delle classi sociali, che vedevano nel profitto personale un danno irreparabile alla collettività, qualcosa da debellare. Dove sono finiti? Chi erano? Sono forse crisalidi rinate a farfalla che svolazzano allegramente tra un libero pensiero e l’altro?
Io comunque devo dare un punto di origine. Invecchio. Le cellule fanno brutti scherzi. Il rischio di Alzahimer è in agguato. Dunque meglio che io sia, almeno adesso, ancora io.
Da dove prendere il punto?
Dal crollo del muro di Berlino con tutta la massa destrorza che gridava alla vittoria per la fine del Mostro e che oggi inveisce contro “quelli dell’est che ci fottono il lavoro?” Alla Germania lo fregarono prima di noi italiani ed anche qui la strada prenderebbe direzioni devianti rispetto la realtà di questo mio Paese. Meglio un altro riferimento per ridisegnare il primo schiudersi di quei bozzoli grigi accennati prima.
Tangentopoli. Un bell’argomento. Un bel punto fermo. Se non altro non passa di moda. E’ come il grigio, appunto. Sta bene su tutto e in tutte le stagioni.
Ecco, una cosa mi pare di ricordare.
Mi pare di ricordare qualcosa sul pool “Mani Pulite” quando affogava tra rei confessi, tra concussi e concussori, corrotti e corruttori, trovò voce per chiedere al Parlamento una soluzione a tanto malaffare.
E la risposta di un Capo Politico, che mi pare si chiamasse D’Alema, fu che bisognava “fare le riforme istituzionali”.
Ma quale pulizia morale! Ma quale autocritica! Ma quale cacciata dai seggi Parlamentari dei corrotti! Le riforme erano importanti. Dare un nuovo assetto allo Stato. Questo lo slogane e l’intenzione.
Ecco mi sembra che sia da qui che si possa partire per cercare di capire le metamorfosi accadute in questi anni. Non sarà molto attuale ma almeno aiuterà a conservare la memoria.
Però…ma….forse, ricordo male? Forse non fu questa la risposta data al pool?
Qualcuno mi aiuti.
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