Chi vi scrive non è certo un credente devoto o un “papaboy”. Mi professo ateo e anticlericale. Ma quando qualche prelato dice qualcosa che condivido non lo nascondo, tutt'altro. Oggi venerdì 2 settembre 2011 il cardinale Tarcisio Bertone intervenendo all'incontro nazionale di studi delle Acli a Castel Gandolfo ha detto che “I diritti sociali sono parte integrante della democrazia sostanziale e l'impegno a rispettarli non può dipendere meramente dall'andamento delle borse e dei mercati”. Possono sembrare parole banali, ma ai tempi d'oggi non lo so assolutamente. Anzi, oserei dire che si trattano di parole che vanno in netta controtendenza con il pensiero unico della modernità dilagante. Bertone ci ricorda che esiste qualcosa di più importante del mercato e del profitto, e questo qualcosa di chiama uomo che ha dei diritti fondamentali assolutamente indipendenti dalle leggi dell'economia. Il sistema economico moderno si basa sulla globalizzazione cioè sull'estensione universale del modello di sviluppo occidentale nato nella Seconda Rivoluzione industriale. E di fronte alla globalizzazione vi sono solo due atteggiamenti coerenti. Il primo è essere favorevoli sia alla globalizzazione delle persone sia delle cose. Il secondo è essere completamenti contrari alla globalizzazione sia delle persone sia delle cose. Qualsiasi altra posizione è raccapricciante perché vorrebbe dire che l'uomo ha meno diritto delle cose, dei soldi. E un sistema che accetta questo, è un sistema malato. La globalizzazione non è stata un qualcosa di piovuto dall'alto, che si è dovuto accettare per forza. Nel 1998 Bill Clinton disse che “La globalizzazione è un fatto e non una scelta politica“. E Fidel Castro disse “Gridare abbasso la globalizzazione equivale a gridare abbasso la legge di gravità“. Non è vero, la globalizzazione è stata una scelta che sia la destra che la sinistra hanno fatto. E il motivo è molto semplice. Figlie entrambe della modernità, destra e sinistra mettono al centro del proprio sistema lo sviluppo economico, la crescita, l'economia. Il tipo di società che la destra e la sinistra propongono è incredibilmente simile in quanto si tratta comunque di una società a forma di economia, non a forma di uomo. Ma le esigenze dell'uomo contemporaneo e di sempre non sono, come credeva Marx, economiche, ma esistenziali. Oggi l'uomo ha un senso ed è utile alla società solo se in grado di produrre e consumare. Non è più il meccanismo economico a servizio dell'uomo, come dovrebbe essere, ma l'uomo a servizio del meccanismo economico. E questo crea nell'uomo un senso di disagio enorme. Non è un caso che l'alcolismo di massa nasce con la Seconda Rivoluzione industriale. Non è un caso che il sempre crescente fenomeno della droga comincia a nascere nello stesso periodo. Non è un caso che negli Stati Uniti 592 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci. Non è un caso che in Italia il consumo di farmaci antidepressivi e' salito del 310% dal 2000 al 2008. Non è caso che nel solo anno 2008 in Italia sono morte 502 persone a causa della droga. Non è un caso che afferma una ricerca dell'Università di Otago, in Nuova Zelanda, lunghi orari di lavoro possono più che triplicare il rischio di abuso di alcol("Le persone che lavorano 50 o più ore a settimana hanno mostrato tassi di problemi correlati all'alcol 1,8-3,3 volte superiori rispetto a quelli di persone con orari meno impegnativi" lo ha detto il responsabile dello studio Sheree Gibb). Non è un caso che in Europa i suicidi sono passati da 2,6 per 100mila abitanti del 1650 (epoca preindustriale) ai 6,9 del 1850 per arrivare oggi al 20 per 100mila abitanti. Decuplicati. E tutto questo per un sistema economico che ha fallito in pieno. Nel mondo un miliardo di persone soffre la fame, e anche nei paesi occidentali il numero di persone denutrite è aumentato del 54% nel periodo 2007-2010, passando da 12 milioni a 19 milioni. Negli Stati Uniti, la patria del capitalismo di destra, vivono 33 milioni di poverini. In Russia, patria del capitalismo di sinistra, vivono da una parte i petrolieri con i multi miliardi e dall'altra il resto della popolazione ridotta alla fame. L'uomo occidentale è riuscito nell'impresa, non facile, di creare il sistema che non solo è economicamente fallimentare ma che rende l'uomo infelice incapace di vivere una vita anche solamente serena. Ecco perché le parole del cardinal Bertone dovrebbero essere l'ennesimo campanello di allarme e ci dovrebbero far ripensare a una persona, vissuta molti secoli fa, che propose il miglior modello economico possibile. Cioè un'economia che innanzitutto non ha un ruolo centrale nella società , ma marginale, e che non si basi sulla concorrenza economica che negli ultimi due secoli ha distrutto il pianeta, ma sulla solidarietà economica. Questa persona si chiama Francesco d'Assisi.
Giacomo Cangi
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