Tutti i politici, di destra e di sinistra, ci stanno dicendo ormai da parecchi mesi che per uscire dalla crisi bisogna puntare sulla crescita. Curioso. Curioso davvero. Perché a causare questa crisi, così come tutte le crisi precedenti come quella del 29 e le crisi future è stata, è, e sarà, proprio la crescita. A partire dalla Seconda Rivoluzione industriale l’occidente ha messo al centro del suo sistema non più l’uomo, ma l’economia. La crescita economica. E quindi l’industrialismo. La destra e la sinistra come le conosciamo noi sono due facce della stessa medaglia che è, appunto l’industrialismo. Possono sembrare diverse, anche diversissime. Ma sono due modi di vedere il mondo, la società e, soprattutto, l’uomo incredibilmente simili. Come ricorda lo scrittore e giornalista Massimo Fini, destra e sinistra sono entrambe figlie della Rivoluzione industriale, sono entrambe illuministe, positiviste, ottimiste, materialiste, entrambe ritengono che industria e tecnologia produrranno una tale quantità di beni da rendere felici tutti gli uomini (sinistra) o, per i liberisti (destra), la maggioranza di essi. Ma quale felicità? Sempre Massimo Fini ricorda che In Europa i suicidi sono passati da 2,6 per 100mila abitanti del 1650 (epoca preindustriale) ai 6,9 del 1850 per arrivare oggi al 20 per 100mila abitanti. Decuplicati. Negli Stati Uniti 592 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci. In Italia il consumo di farmaci antidepressivi e' salito del 310% dal 2000 al 2008. E quello che è ancora più assurdo è che questo sistema ha fallito anche in campo economico, che doveva essere il suo punto forte. Quello che ha fallito è proprio la crescita che tutti propongono come soluzione alla crisi. Questo sistema infatti si basa sul principio “Bisogna stimolare i consumi per aumentare la produzione”. Un’assurdità unica. Perché vuol dire che non produciamo più per consumare e soddisfare una nostra esigenza. Ma dobbiamo consumare per produrre. Non è il meccanismo economico al servizio degli uomini, ma gli uomini al servizio del meccanismo economico. E la naturale conseguenza di questo sistema è la continua ricerca di nuovi mercati, altrimenti si andrebbe incontro a una crisi di sovrapproduzione come quella del 1929 negli Stati Uniti. Ma questo sistema è basato sulla crescita esponenziale che esiste in matematica ma non in natura(è sempre Massimo Fini a ricordarcelo), e si arriverà, a un momento in cui il mercato mondiale continuerà a produrre per produrre ancora di più per dei consumatori che, a meno che non si trovi vita su Marte, non ci sono. E nel frattempo la globalizzazione, cioè l’estensione universale del modello di sviluppo occidentale, non solo ha massacrato intere popolazioni del terzo mondo che non hanno retto il “progresso”, ma ha creato anche delle disuguaglianze enormi all’interno nei paesi stessi. Negli Stati Uniti, patria del capitalismo di destra, vivono 33 milioni di poveri(repubblica.it del 26 settembre 2002). In Russia, patria del socialismo di sinistra, accanto ai petrolieri con i fanta miliardi come Abramovich e Kerimov, ci sono giovani ragazze russe che, vivendo in condizioni di miseria assoluta, vengono in Italia per prostituirsi e mandare i soldi alla propria famiglia. Ma questo sistema è destinato a concludersi e le opzioni sono due. La prima e più ottimista, è che l'uomo capisca che il futuro non è la crescita ma la decrescita, cioè il produrre per soddisfare solo i propri bisogni, non per aumentare la produzione. Non per aumentare la crescita. Un ritorno cioè a una società a forma d’uomo e non a forma di economia. La seconda, più tragica e penso più probabile, è l'implosione di questa società. Ci sarà una crisi che porterà alla totale perdita di valore dei titoli di Stato e dei soldi e un conseguente ritorno alle campagne in quanto gli uomini capiranno che non si può mangiare il cemento, la filigrana o il petrolio. Ma pensare che questi politici se ne rendano conto è da folli, così come pensare che la crescita economica possa rendere felici gli uomini.
Giacomo Cangi
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