martedì 30 agosto 2011

ROMA, LE CASE FAMIGLIA AL COMUNE: "COSTI TROPPO ALTI, LE RETTE NON BASTANO


Studio di "Casa al Plurale", che riunisce 54 strutture con 400 disabili: un'analisi dettagliati di costi e spese di una casa famiglia. Per ogni ospite con grave disabilità servono 286,64 euro ma la retta passata dal comune si ferma a 127,87 euro. Il 60% della spesa se ne va in assistenza, poi vitto, utenze, manutenzione, condominio. Il presidente Berliri: "Servono almeno altri tre milioni di euro l'anno"
conti di bilancio
ROMA - Le rette erogate dal comune di Roma per gli ospiti delle case famiglia per persone con disabilità sono meno della metà di quello che servirebbe per la sopravvivenza stessa delle 54 strutture dove vivono attualmente circa 400 disabili. A sostenerlo è l'associazione "Casa al plurale", che riunisce le case famiglia e che sta consegnando ai consiglieri comunali un dossier che racchiude tutti costi - dal vitto alle ore di presenza degli operatori, passando per la bolletta della luce, la benzina del pulmino e l'affitto e il condominio dell'abitazione - di una casa famiglia. L'iniziativa viene attuata in vista della prossima approvazione del bilancio del Comune e si inserisce nell'ambito della querelle che da tempo è in corso fra case famiglia e Campidoglio sulla necessità di adeguare le rette ai reali costi sostenuti.
Nello studio - fa sapere l'associazione - si calcola, fino all'ultimo centesimo, quanto costa al giorno, pro capite, la vita in casa famiglia per sei disabili con media o alta disabilità e si mette in evidenza come le rette, erogate dal Comune per gli ospiti delle case famiglia, sono meno della metà di quello che servirebbe. "Abbiamo realizzato questo documento - afferma il presidente di "Casa al Plurale", Luigi Vittorio Berliri - al fine di offrire uno strumento completo, preciso, esaustivo, che chi ha il potere di decidere quanto e come stanziare potrà utilizzare".
"Nel 1995, quando nacquero le prime case famiglia di Roma - spiega l'associazione - le rette giornaliere pro-capite furono stabilite in 160 mila lire (corrispondenti ad 82,63 euro) e in 210 mila lire per i più gravi (corrispondenti ad 108,46 euro): dopo ben 16 anni risultano rispettivamente di 97,41 euro e di 127,87 euro, essendo cresciute di appena il 17% circa". Tutto ciò mentre "l'avvento dell'euro per le case famiglia di Roma si è tradotto solo nel collettivo raddoppio delle spese".
"Casa al plurale" ricorda che "le rette sono ferme a marzo 2007 quando c'è stato l'ultimo modestissimo aumento di circa 2,50 euro" e che "è stata anche disattesa la Delibera Comunale 137/2001, nella quale viene previsto l'adeguamento delle rette all'indice Istat". Ancora, "non si è minimamente tenuto conto degli aumenti contrattuali per i dipendenti delle Cooperative Sociali" (il costo del lavoro per gli operatori è stabilito dal Ministero del lavoro, salute e politiche sociali). L'associazione ricorda ancora che il Comune di Roma per le 54 case esistenti spende circa 13 milioni di euro all'anno, ma che ne servirebbero il doppio: una considerazione per l'appunto "facilmente riscontrabile nello studio sui costi effettivi delle case famiglia che l'associazione sta sottoponendo all'attenzione dei singoli consiglieri".
"Siamo consapevoli - spiega Berliri - che non è possibile pervenire ad un adeguamento immediato delle attuali rette a quelle che emergono dai nostri approfondimenti, e abbiamo senz'altro apprezzato che, lo scorso dicembre, la giunta abbia riconosciuto agli enti gestori circa un milione di euro, tuttavia occorre tener presente che tale cifra ha rappresentato solo un po' di ossigeno". L'associazione si dice convinta che "la sopravvivenza delle case famiglia romane debba essere inserita tra le priorità inderogabili che la nostra città è chiamata ad affrontare" e in vista dell'approvazione del bilancio previsionale esprime l'auspicio che "ci sia una forte e condivisa volontà politica capace di far stanziare più risorse per questo specifico comparto, che avrebbe bisogno di uno stanziamento aggiuntivo annuo di almeno 3 milioni di euro, in modo che nell'arco di 3 o 4 anni si riesca a colmare l'attuale gap".

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