MILANO - Omicidio premeditato nei confronti dei manifestanti durante la rivoluzione di gennaio. È la pesante accusa formulata, durante la requisitoria, dal rappresentante della procura egiziana, nei confronti dell'ex presidente egiziano Hosni Mubarak e dell'ex ministro dell'Interno Habib el Adly. Ma Mubarak e i suoi figli Gamal e Alaa non ci stanno e hanno respinto le imputazioni relative all'uccisione di manifestanti di piazza Tahrir, proclamandosi innocenti. «Respingo completamente tutte le accuse», ha dichiarato l'ex presidente egiziano alla ripresa dell'udienza di apertura del processo, dopo una breve pausa.
LE ALTRE ACCUSE - «Hosni Mubarak deve rispondere di tutte le violenze commesse contro i manifestanti tra il 2000 e il 2010, non solo di quelle avvenute durante la rivolta dello scorso gennaio», ha proseguito il procuratore. Nella sua requisitoria, il procuratore ha letto i nomi delle vittime mentre, tra il pubblico, alcuni scoppiavano a piangere. L'ex presidente, ha aggiunto il procuratore passando agli altri capi di imputazione, entrò illegalmente in possesso di cinque ville, del valore di 39 milioni di sterline, e ottenne guadagni illeciti nella vendita di gas naturale ad Israele.
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