mercoledì 24 agosto 2011

Non è finita la marea nera nel Golfo del Messico


La peggiore marea nera della storia industriale non è finita. Lo dice la prestigiosa rivista scientifica Science: corpose quantità diidrocarburi tuttora entrano nelle acque del Golfo del Messico dal pozzo Macondo (da cui essa si originò dopo l’affondamento della piattaforma Deepwater Horizon) o da un punto situato lì vicino.Negli ultimi giorni in proposito si sono accavallati sospetti, timori e relative smentite della Bp. Peraltro, sebbene più in sordina, l’incubo dura da quando il pozzo fu faticosamente rattoppato, dal momento che già ad incidente in corso un senatore americano riferiva perdite di petrolio anche attraverso crepe apertesi nel fondale.L’articolo appena apparso on line su Science, accompagnato da un commento su Scientific American, taglia la testa al toro.

I ricercatori della Whoi (Woods Hole Oceanographic Institution) hanno analizzato le acque profonde del Golfo del Messico attorno al pozzo Macondo tra il 19 e il 29 giugno, prima di dover rientrare a causa dell’approssimarsi di un uragano.
Non hanno trovato, nè in superficie nè in profondità, quegli spessi “nastri” di petrolio color cioccolata che comparivano nelle foto dell’anno scorso. Non hanno mai sentito odore di petrolio: l’acqua era apparentemente limpidissima.
Limpidissima, ma non per questo pura. Anzi. A 1300 metri di profondità (pozzo e fondale si trovano a circa 1500 metri) i ricercatori hanno individuato un pennacchio di idrocarburi diluiti lungo almeno 35 chilometri che fluisce verso Sud Ovest alla velocità di 6,5 chilometri al giorno. I pennacchi subacquei sono una caratteristica di questa marea nera, anche se il petrolio è più leggero dell’acqua, e dunque di solito viene a galla.
Nel pennacchio la concentrazione di idrocarburi monoaromatici del petrolio (benzene, toluene, etilbenzene e vari xileni) è pari a 50 microgrammi per litro. Però nel mare pulito dovrebbe essere pari a zero
I dati raccolti, scrivono letteralmente gli scienziati, indicano che da qualche punto (e specificano: probabilmente dal pozzo Macondo) ogni giorno entrano nel “pennacchio” almeno 5.500 chili di idrocarburi monoaromatici del petrolio.
E’ una quantità doppia rispetto all’intero volume di perdite naturali di idrocarburi monoaromatici che si verificano nel settore Nord dei fondali del Golfo del Messico.
Fin qui l’articolo di Science. Gli idrocarburi monoaromatici di cui qui si parla rappresentano unaparte dei composti del petrolio. Una piccola parte, e non la sua totalità: di solito sono circa l’1% del petrolio della Louisiana.
Non si sa (e questo gli scienziati lo dicono) se, quali, quante altre sostanze siano contenute nel pennacchio quotidianamente alimentato.
Un calcolo approssimativo per avere l’idea della situazione. Supponiamo che i 5.500 chili quotidiani scientificamente accertati siano petrolio, e non solo idrocarburi monoaromatici. In questo caso equivarrebbero all’incirca a 6.800 litri di petrolio (il peso specifico del petrolio è attorno a 0,8, dipende dalla qualità): ossia 42 barili al giorno.
Su Science il pennacchio di idrocarburi sul sito della Deepwater Horizon. L’articolo completo è riservato agli abbonati; il riassunto è di libero accesso
Su Scientific American confermata l’esistenza di un grande pennacchio di idrocarburi sui fondali del Golfo del Messico

Foto Micael Callender

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