venerdì 12 agosto 2011

MANOVRA ECONOMICA. ANCORA TAGLI


Nell’Italia dei primati negativi, dove la politica è  più costosa e inefficiente, non si finisce mai di indignarsi. Dice il proverbio: «Il lupo perde il pelo ma non il vizio». Ovvero, quando c’è da ripianare una situazione di crisi economica, il sacrificio di stringere la cinghia viene chiesto solo ai contribuenti. Quasi come fosse una consegna inviolabile, lasciata dal precedente al successivo governo: “Se occorre, tagliate dove volete ma non toccate la Casta e tutto il mondo dei destinatari di benefici che gli ruota intorno”.
Intanto, secondo gli esperti, la stangata economica peserà per circa 1000 euro a famiglia. Una decisione che rallenterà ulteriormente i consumi. Infatti, non occorre essere degli esperti economisti per capire una cosa semplicissima: se le famiglie hanno meno soldi da spendere, si riducono i consumi, la produzione e l’occupazione.
Invece di strozzare sempre e solo le famiglie, il governo avrebbe potuto ricavare un bel po’ di miliardi di euro riducendo o tagliando le spese di alcuni settori pubblici improduttivi. Ecco qualche esempio.
Enti pubblici. Secondo l’articolo 1 del decreto Milleproroghe, entro giugno del 2010 dovevano essere eliminati 1600 enti ritenuti inutili. Un impegno disatteso, soprattutto dal ministro Calderoli. Però Calderoli non si è dimenticato di istituire al Nord lo Sportello di alcuni ministeri. E’ stato così veloce che l’inaugurazione rischiava quasi di precedere la proposta di istituirli.
Società di StatoIl Corriere della Sera del 30/12/2008 titolava così: «Le poltrone libere per i politici bocciati: trovano posto nelle società di Stato». Infatti, tra enti pubblici e società di Stato, in Italia esiste un grande “poltronificio”. Un’industria costosissima che, per le attività realmente utili alla collettività, potrebbe essere sostituita dalla miriade di settori e funzionari della Pubblica amministrazione.
Contributi ai giornali. Col denaro pubblico si finanziano, con contributi anche milionari, quotidiani vari, tra cui l’Avvenire dei vescovi con circa sei milioni di euro l’anno, e ancora giornali di partito, migliaia di giornali parrocchiali ed altri.  Per arrabbiarsi un po’, sui contributi erogati e relativi beneficiari, basta andare sul sito del governo.
Stipendi dei parlamentari. Troppi politici chiacchieroni si sono riempiti la bocca della falsa volontà di adeguare i loro stipendi a quelli dei colleghi europei. La media europea è di circa il 50% inferiore agli stipendi italiani. Walter Veltroni, ad esempio, sull’adeguamento degli stipendi ci fece la campagna elettorale delle politiche del 2008.
Dimezzare i parlamentari. Questa è una delle promesse di Berlusconi, che non ha onorato.  Fatto sta che tra i paesi occidentali l’Italia è quello con il numero più alto di parlamentari: uno ogni 60.554 abitanti. Contro i 66.554 in Francia; i 91.824 in Gran Bretagna; i 112.502 in Germania; i 560.747 negli Usa.
Missioni militari. L’Italia è stata sempre pronta a partecipare alle missioni militari. Ma in un momento di forte crisi economica, perché non dimezzarne l’impegno e la presenza di uomini e mezzi?
Eliminazione delle Province. Altra promessa mancata di Berlusconi, e non solo. Infatti, quando c’è stato il voto in aula, la maggioranza ha votato NO e 240 parlamentari del Pd si sono “accodati” astenendosi. E dire che avevano preventivato di recuperare 13 miliardi di euro l’anno.
Tribunali militari. Volevano recuperare un miliardo l’anno tagliando i due terzi dei magistrati militari per il basso carico di lavoro: ogni magistrato ha un carico di lavoro 660 volte inferiore a quello dei colleghi ordinari. L’ennesimo rinvio di sei mesi del provvedimento risale al 2008.
Auto blu. Lo scandalo delle Auto Blu è di dominio pubblico. Ma la Casta, oltre a non porre seriamente mano alla riduzione delle auto per conseguire un risparmio di svariati miliardi di euro, con beffarda incoerenza,da anni sostiene con denaro pubblico l’industria italiana dell’auto, ma predilige le auto straniere per farsi trasportare in ogni luogo.
La Chiesa cattolica. Una delle spese pubbliche ritenuta “intoccabile” riguarda il fiume di finanziamenti a favore della Chiesa cattolica, erogati dal governo centrale e da società di Stato, tipo Arcus (vedi il Fatto Quotidiano del 2/7/2010), ma anche da enti periferici. Risorse per un ammontare di più di quattro miliardi di euro l’anno.  Tagliare questi finanziamenti, o almeno la parte cospicua di essi, che non trova riscontro di legittimità costituzionale, sarebbe un atto di giustizia sociale. Nelle scritture del Concordato, ad esempio, si parla di libertà di insegnamento della religione cattolica, non di impegno economico dello Stato ad assumere a tempo indeterminato, decine di migliaia di insegnanti di religione, ma anche di religiosi assunti in strutture pubbliche per sostegno spirituale. Come pure si parla di libertà di aprire scuole private, ma il Concordato non prevede che lo Stato italiano le debba pure finanziare. Senza parlare delle tasse sulle attività commerciali, che sarebbe ora che la Chiesa cattolica finalmente pagasse. E’ paradossale che, soprattutto in crisi economica, i cittadini debbano stringere la cinghia per “mantenere” uno stato estero come il Vaticano, tra l’altro ritenuto straricco.
In conclusione, alla luce di quanto descritto, la domanda è d’obbligo: è la politica a lavorare per i cittadini, o sono i cittadini che lavorano per la politica? Meditate gente, meditate.

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