I soldati del presidente siriano, Bashar Assad, hanno deportato e poi ucciso in uno stadio almeno 26 dissidenti, che prima di essere giustiziati erano stati bendati. Lo afferma il rapporto della Commissione dell’Onu per i diritti umani, del quale si discute in questi momenti al Consiglio di sicurezza dell’Onu.
OBAMA DIXIT - Nel rapporto si denuncia anche la fine di un tredicenne, morto in carcere. Il bilancio complessivo delle vittime della repressione, e’ stato affermato nel corso della riunione all’Onu, e’ di oltre 2.000 morti. Intanto gli Stati Uniti chiedono ufficialmente a Bashar Assad di farsi da parte e lasciare che, come in Tunisia ed Egitto, nuove elites prendano le redini del potere. La presa di posizione esplicita di Barack Obama e’ arrivata dopo cinque mesi di rivolte represse e 1.900 mort, e segna, nel linguaggio politico-diplomatico, un punto di confine tra il prima e il dopo. Prima di oggi c’era ancora il giovane Assad, quel Bashar su cui si erano concentrate le speranze del riformismo in salsa mediorientale, dopo la richiesta di dimissioni il presidente siriano e’ inaffidabile e converra’ puntare sul modello egiziano, trovando risorse all’interno dello stesso regime e puntando, al tempo stesso, sull’organizzazione del dissenso.
L’UE COLPISCE – “Abbiamo ripetutamente detto che il presidente Assad debba effettuare una transizione democratica o farsi da parte. Non avendo fatto la prima cosa ora per il bene del popolo siriano e’ giunta l’ora per Assad di dimettersi”, ha dichiarato il presidente americano, seguito a ruota da Catherine Ashton: “L’Ue – ha dichiarato il capo della diplomazia dei Ventisette, Catherine Ashton – ha constatato la totale perdita di legittimita’ di Assad davanti al popolo siriano e quindi la necessita’ che si dimetta”. Gli Usa hanno adottato sanzioni contro cinque compagnie petrolifere siriane che non potranno al momento fare affari con gli Stati Uniti. Lo ha annunciato il Dipartimento al Tesoro Usa. Le societa’ bandite sono General Petroleum Corporation, Syrian Company for Oil Transport, Syrian Gas Company, Syrian Petroleum Company, e la Sytrol.
L’UE COLPISCE – “Abbiamo ripetutamente detto che il presidente Assad debba effettuare una transizione democratica o farsi da parte. Non avendo fatto la prima cosa ora per il bene del popolo siriano e’ giunta l’ora per Assad di dimettersi”, ha dichiarato il presidente americano, seguito a ruota da Catherine Ashton: “L’Ue – ha dichiarato il capo della diplomazia dei Ventisette, Catherine Ashton – ha constatato la totale perdita di legittimita’ di Assad davanti al popolo siriano e quindi la necessita’ che si dimetta”. Gli Usa hanno adottato sanzioni contro cinque compagnie petrolifere siriane che non potranno al momento fare affari con gli Stati Uniti. Lo ha annunciato il Dipartimento al Tesoro Usa. Le societa’ bandite sono General Petroleum Corporation, Syrian Company for Oil Transport, Syrian Gas Company, Syrian Petroleum Company, e la Sytrol.
IL CASO DELL’AMBASCIATORE - Washington, a differenza di molti altri Paesi, tra cui l’Italia, per prima l’Italia, non ha intenzione di richiamare l’ambasciatore a Damasco. “Abbiamo bisogno di averlo li’ “, ha spiegato il portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza, Tommy Vietor. La scelta di richiamare l’ambasciatore, invece, e’ stata ribadita da Roma con una nota di Franco Frattini: dopo aver affermato che il governo italiano si riconosce “integralmente” nella presa di posizione dell’Ue, il capo della diplomazia italiana ha aggiunto che si e’ voluta dare “una chance ad Assad finche’ si e’ potuta nutrire la speranza nell’avvio di un dialogo inclusivo in Siria” ma poi si e’ dovuto procedere “prima a richiamare l’ambasciatore e a proporre un inasprimento del regime sanzionatorio quando la speranza e’ stata soffocata dalla constatazione di una repressione feroce”.
“L’OCCIDENTE ALIMENTA LA VIOLENZA” - L’unica reazione di Damasco è arrivata da Reem Haddad, direttore delle relazioni esterne del ministero dell’Informazione, “E’ strano che, invece di aiutare la Siria ad attuare un programma di riforme, l’Occidente alimenti la violenza”. L’unica concessione del presidente siriano e’ quella di permettere l’arrivo in Siria di una missione umanitaria dell’Onu che, ha assicurato, “potra’ accedere a differenti siti”. Finora il regime si era invece sempre rifiutato di accogliere qualsiasi missione investigativa internazionale.
LA SEDUTA – Una seduta urgente del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, dedicata alla sempre piu’ drammatica situazione in Siria, e’ stata convocata per lunedi’ prossimo su richiesta di 24 tra i 47 Stati membri dell’organismo Onu. In Siria, si legge nel rapporto sulla crisi siriana che in serata sottoporra’ al Consiglio di Sicurezza l’alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, signora Navi Pillay, sono state constatate “violazioni dei diritti dell’uomo che costituiscono attacchi estesi e sistematici contro la popolazione civile”, e che “possono” pertanto rappresentare veri e propri “crimini contro l’umanità”. (AGI)
LA SEDUTA – Una seduta urgente del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, dedicata alla sempre piu’ drammatica situazione in Siria, e’ stata convocata per lunedi’ prossimo su richiesta di 24 tra i 47 Stati membri dell’organismo Onu. In Siria, si legge nel rapporto sulla crisi siriana che in serata sottoporra’ al Consiglio di Sicurezza l’alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, signora Navi Pillay, sono state constatate “violazioni dei diritti dell’uomo che costituiscono attacchi estesi e sistematici contro la popolazione civile”, e che “possono” pertanto rappresentare veri e propri “crimini contro l’umanità”. (AGI)
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